Con alle spalle prima due mandati, poi successivamente altri due mandati come Presidente del Consorzio del Brunello di Montalcino, nessuno più di Fabrizio Bindocci può accompagnarci a scoprire la vera essenza del successo di questo brand.
Presidente, da cosa dobbiamo partire?
– Dal fatto che abbiamo fatto tesoro di ciò che ha creato chi è venuto prima di noi e dal gioco di squadra verso un obiettivo comune. Io ho una felpa dove c’è scritto Brunello di Montalcino, non c’è scritto solo Brunello; la forza che questo nome, Montalcino, produce, è frutto di un lavoro difficilissimo ma che sa ricompensare. Chi vive a Montalcino gode di una fortuna, pur a volte senza rendersene conto. Il segreto di questo successo è che si è cresciuti dando spazio ai piccoli perché sono sempre stati visti come realtà importanti. Le aziende più grandi possono spendere molto per il marketing, quelle piccole no, ma quelle grandi creano eventi internazionali ai quali anche le piccole partecipano e la presenza, per esempio a New York recentemente, diventa più importante. Siamo il Consorzio del Brunello di Montalcino.
Un altro fattore importante è l’aver saputo modificare, ampliare, la visione di ciò che avremmo potuto raggiungere. Anni fa, tra la sede del Consorzio e la sede del Comune, vi era una piazza, era come un “mondo di mezzo” che divideva gli ambiti come fossero stati estranei. Capii che avremmo dovuto superare il “mondo di mezzo” e mi recai dal Sindaco, gli feci presente che se fossimo andati insieme in Regione o al Ministero politici e imprenditori, sicuramente avremmo ottenuto maggiore riscontro. Così abbiamo ottenuto i risultati, lavorando insieme e guardando con attenzione anche ai giovani.
Otto anni fa è partito il progetto di una scuola per trasferire ai ragazzi l’esperienza e il saper fare, per poter mantenere ed accrescere le competenze necessarie nelle aziende agricole; ricordo all’inizio, di essere andato nei comuni limitrofi a fare proselitismo. Ricordo che una mamma mi disse:-“ma se io mando mio figlio a questa scuola, lei mi garantisce?” Le risposi:-“quardi signora, questo è il mio biglietto da visita, tra cinque anni, quando suo figlio si sarà diplomato, venga da me, se suo figlio non avrà trovato lavoro, glielo assumo io”. Dopo cinque anni questa mamma è venne a salutarmi, io non mi ricordavo neanche più dell’episodio, mi disse: -“ io sono … sono la mamma di … si ricorda? Ho sempre il suo bigliettino nel portafoglio, tipo “Santino”, dico: -“ a si, … devo assumere il suo figliolo” Lei riprese: – “no, mio figlio ha finito e ha trovato lavoro ancora prima che si diplomasse. Sono venuta per ringraziarla”.
Ora la scuola sta per avere una sede confacente alla sua importanza a San Giovanni d’Asso. Va alla grande.
-Come si chiama la scuola?
-Si chiama Istituto Professionale Bettino Ricasoli, possiamo dire che una succursale, anche se è un termine improprio, dell’Istituto Agrario Ricasoli di Siena.
– La vostra realtà così particolare, come vive l’impatto con la tecnologia?
Stiamo facendo prove molto attente per valutare l’utilizzo di nuove tecnologie, passando anche per l’utilizzo di droni, satelliti ecc,. Bisogna dire che la legislazione non aiuta perché spesso mancante o nebulosa, (per esempio attraverso il drone non possiamo testare l’uso degli antiparassitari ma solo dei concimi). 4.000 dipendenti che lavorano nelle vigne, istruiti all’uso di nuove tecnologie nel rispetto della produzione tradizionale, in questo panorama di corsa tech non regolamentata a dovere, è impresa non facile.
Grazie Presidente per questo primo incontro dal quale l’immagine del “Sistema” Brunello di Montalcino ci appare in senso figurato come un piccolo prezioso scrigno dai contenuti di Valore non comuni. Appuntamento al prossimo incontro!

New York febbraio 2025, il Consorzio di Montalcino presenta la Riserva 2019. Da destra Fabrizio Bindocci, lo chef Andrea Aprea, Andrea Biagini.


